Percorsi geoturistici, una risorsa per il territorio a patto che la caccia venga rispettata

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Proteggere un ambiente non vuol dire apporvi un cartello di divieto di caccia. La scienza e l’ambientalismo autorevole a livello internazionale sono, ormai da anni, concordi su questo punto. Per proteggere davvero un ecosistema occorre gestirlo, altrimenti si rischia di creare delle immense riserve di riproduzione e incremento per le popolazioni di specie opportuniste e invasive, quali corvidi, canidi, cinghiali e ungulati in genere, a discapito della biodiversità che si vorrebbe giustamente tutelare.

L’immagine del capriolo in A25 racconta un mondo capovolto, un mondo in cui l’ambiente non è più gestito dall’uomo nella sua libertà, ma viene lasciato all’abbandono con la scusa della protezione. E chi è che invece protegge l’uomo? La Natura, per sua definizione, si fonda su di un equilibrio che è frutto di continue dinamiche: ignorare questo aspetto significa non nutrire alcun interesse per la Natura stessa.

Ecco perché, ferma restando la necessità di tutelare le aree di maggior pregio floro-faunistico del nostro Paese, occorre al tempo stesso porre grande attenzione quando si decide di ampliare zone protette già esistenti, precludendo alla gestione e alla programmazione immense porzioni di territorio agro-silvo-pastorale attualmente dedicato alla caccia programmata. Il rischio, concreto, è che si vengano a determinare numerose altre A25 in cui rischiare di perdere la vita per un incidente stradale con un animale selvatico, determinato da un’eccessiva densità di popolazione in quella determinata area geografica.

E’ necessario, per le istituzioni, trovare la chiave giusta per dare fruibilità a tutti gli attori dell’ambiente: cacciatori e non. Ecco perché, ad esempio, ricopre interesse l’iniziativa di dar vita a cammini e percorsi di trekking e turismo dolce ai confini di alcune aree protette regionali, a patto però che durante il periodo in cui si svolge l’attività venatoria ci sia rispetto anche per i cacciatori. Questi ultimi, del resto, da anni presidiano il territorio garantendo sentieristica e reale equilibrio faunistico, nel pieno rispetto delle norme vigenti. Pertanto, come ATC RM2 chiediamo alla Regione e a tutti i Comuni interessati dai percorsi geoturistici in fase di realizzazione, di intervenire a livello normativo deliberando appositi atti volti alla tutela dell’attività venatoria durante i periodi consentiti dalla legge quadro nazionale e dalle leggi e regolamenti regionali vigenti.

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