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Caccia, in calo incidenti e decessi rispetto al 2024-25

Nel 2025 il numero di decessi per attività venatoria, filtrato degli episodi legati a malori, cadute, atti intenzionali o illeciti, è stato di 9, di cui 8 causati da altri cacciatori e uno provocato da cinghiali. Il numero di feriti nel 2025 è stato di 37, in leggero aumento rispetto al 2024, quando si erano registrati 34 feriti. Delle vittime registrate, nessuna è risultata estranea alla caccia, mentre fra i non cacciatori ci sono stati 6 feriti.

Questo emerge dall’analisi dell’Università di Urbino nell’ambito di uno studio sugli incidenti che si verificano durante la pratica delle attività outdoor.

Durante la stagione venatoria 2025-2026 (periodo che va dal 1° settembre 2025 al 31 gennaio 2026) gli incidenti strettamente attribuibili alla pratica venatoria sono stati 45, un numero notevolmente inferiore rispetto ai 62 della stagione precedente, con un trend di costante diminuzione negli ultimi cinque anni, che ha portato a dimezzare gli episodi.

Le vittime, anche in questo caso escludendo malori, cadute, atti intenzionali o episodi di bracconaggio (questi ultimi legati a cause che non hanno a che fare con la pratica venatoria o con l’uso legale delle armi) sono state 8. L’andamento degli ultimi cinque anni, se pure maggiormente oscillante, mostra comunque una tendenza alla diminuzione dei decessi, considerato che questi oscillavano su numeri anche superiori alle 15 unità.

Lo studio è stato esteso anche ad altre attività outdoor, per le quali è stato calcolato il tasso di incidentalità, come nel caso dell’escursionismo (140 morti e 290 feriti nel 2025, per lo più dovuti a cadute in dirupi e burroni), la balneazione (88 morti e 2 feriti escludendo i malori), gli sport invernali (15 morti e 67 feriti), l’alpinismo/arrampicata (8 vittime) e le attività subacquee (21 vittime).